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Seo Base

Le basi della SEO

Search Engine Optimization: Le basi

Introduzione: Cos’è la SEO?

SEO è l’acronimo di search engine optimization (ottimizzazione per i motori di ricerca); è la branca della SEM, search engine marketing (marketing per i motori di ricerca), che studia il comportamento dei motori di ricerca, le modalità con cui essi accedono alle informazioni presenti in un sito e a come rendere più rilevanti queste nella SERP, search engine result page (pagina dei risultati di un motore di ricerca) del motore stesso.

In altre parole, la SEO è quell’insieme di tecniche e di metodi che cercano di comprendere ed influenzare il comportamento dei motori di ricerca, affinchè alcuni risultati, selezionati, siano più visibili di altri.

Approfondimento: Cos’è Google, come funziona, cos’è la SEO e la SERP?

Parte 1: Le keyword

Quando parliamo di SEO parliamo prima di tutto di keyword. L’attività del motore di ricerca è, principalmente, analizzare le pagine web, assimilarne il contenuto, separarlo in keyword e assegnare ad ognuna di loro un punteggio che, complessivamente, sarà il punteggio della pagina stessa.
Così come un normale utente, il motore cerca di comprendere quello che abbiamo scritto nella pagina, la qualità del contenuto e quanto le informazioni da lui ritrovate siano pertinenti a determinate ricerche.

La prima analisi da effettuare è quindi lo studio di quale contenuto informativo vogliamo e possiamo offrire e progettarlo in modo da ottenere la maggior attenzione possibile dal motore di ricerca.

Le prime domande per affrontare un processo di SEO devono riguardare le keyword. Quali sono quelle adatte all’offerta della mia azienda? Quali sono quelle utilizzate nel settore? Quali keyword danno speranza ad una PMI? Su quali di queste dobbiamo puntare?

Possiamo ottenere le keyword in vari modi. Nel caso il sito da analizzare sia già online, possiamo usare alcuni tool, come lo strumento per le parole chiave di AdWords, per identificare, all’interno di un testo, quali sono le keyword identificate dal motore, la loro importanza, densità, eccetera.

Quella che verrà generata è una lista di keyword attinenti o meno a quello che è il contenuto del nostro sito. A questo punto l’unico passo è quello di eliminare tutte le keyword che in realtà non ci interessano.

Google Analytics, strumento fondamentale per un’attività di SEO, e Google Webmaster Tools, offrono invece uno sguardo sulle query che portano gli utenti a visitare il nostro sito. In questo caso l’informazione che potremmo ottenere riguarda l’effettiva visibilità del sito, i contenuti raggiunti e gli errori nella formulazione della nostra strategia.

Se tutto ciò che abbiamo è l’intenzione di sviluppare un sito, allora possiamo iniziare inserendo in strumenti come Insight, le prime parole che ci vengono in mente quando pensiamo alla nostra azienda o al progetto che stiamo sviluppando.

Ad ogni modo, quello che stiamo andando a cercare sono le keyword: delle parole, o loro insiemi, che caratterizzano la nostra attività al meglio e che, analizzandole con gli strumenti descritti sopra, possono esser modificate, snellite, integrate ed in generale manipolate, affinché l’informazione contenuta nel sito sia maggiormente correlata a loro; quando un utente utilizzerà quelle stesse keyword nel motore di ricerca, l‘obiettivo è quello di far apparire le nostre pagine il più in alto possibile nella SERP generata.

Identificate le keyword dobbiamo cercare i nostri diretti concorrenti che utilizzano le stesse nei loro siti. Il modo più semplice è quello di cercare sul motore tutte le chiavi e prendere nota, in un foglio di calcolo ad esempio, di quali sono i siti che appaiono in prima pagina, come cambiano nel tempo (salgono, scendono, restano invariati) e se il nostro è già posizionato e in che modo.
A questo livello, è sufficiente capire con chi entreremo in concorrenza e in che modo essi fluttuano nel tempo. Selezionando i siti che maggiormente ci interessano, di cui vogliamo intaccare il posizionamento, possiamo prendere nota delle loro keyword e svilupparle adeguandole alle nostre pagine cercando di erodere parte della loro quota di mercato.

La SEO è un’attività che va continuamente monitorata e continuata nel tempo. La tabella che avrete costruito, con le keyword e i concorrenti, servirà in ogni passaggio del vostro lavoro e andrà continuamente ricalibrata. Solo in questo modo si potranno avere dei reali vantaggi ai “danni” dei competitor.

Approfondimento: Scegliere le Keyword.

Parte 2: Il dominio

Scelte le keyword e, idealmente, assegnato a loro una priorità, è il momento di scegliere il dominio.
Sono moltissime le pratiche da evitare in questo passaggio: il committente, se non coincide con il consulente SEO, vorrà un dominio bello, accattivante, e pieno di parole inutili, come “online“.
Uno degli elementi che, a mio parere, determinano parte del successo o del fallimento di una campagna SEO è il dominio e le keyword contenute in esso.
Le keyword SEO, SEM e PMI nel dominio sono fortissime e, benchè il settore sia estremamente competitivo, più volte ho trovato il blog in posizioni molto alte nei motori. Stranamente, questo blog non è granchè ottimizzato, in quanto non ho accesso a molti componenti che andrebbero sistemati (l’host del blog è wordpress.com).

Inoltre, sono il classico esempio del blogger che predica bene e ruzzola male. 🙂 Scrivo di getto, senza analizzare a priori le keyword e senza nemmeno avere accesso ad un sistema di statistiche completo.  Eppure, il dominio, accompagnato dai contenuti, assicurano a questo blog un traffico più che dignitoso (un giorno capirò il motivo dell’assenza dei commenti però 🙂 ).

Un dominio è composto da tre parti: quello che viene prima del nome, il nome e quello che viene dopo. Partiamo dal fondo.
La vostra azienda, il vostro sito, il blog, a chi si rivolge? A quale mercato?

  • Il mio sito offre servizi / contenuti riservati ad una clientela italiana: .IT
  • Il mio sito offre servizi / contenuti internazionali, in più lingue e per più nazioni: .COM
  • Il mio sito offre servizi / contenuti di nuova generazione, rivolti al web: .NET
  • … … … … …

A partire da questo schema, abbastanza povero e stupido, cerchiamo di fissare due concetti: esiste il TLD giusto per ogni azienda; se operiamo in una specifica nazione, dobbiamo utilizzare il TLD di quella nazione.

Perchè utilizzare il .IT e non il .COM?
Perchè Google, o altri motori, possono ottenere un’importantissima informazione del TLD scelto: il tipo dell’azienda e lo stato in cui opera.
Questa informazione, quella dello stato soprattutto, è fondamentale nel catalizzare il giusto target di utenti. Agli utenti italiani verrà PRIMA proposto il sito in italiano, residente in Italia e con dominio italiano e DOPO quello internazionale, con i server all’estero e il TLD generico.

Per il nome del sito la questione diventa ancora più semplice. Quali sono le due o tre keyword più importanti per la vostra azienda? Quello è il vostro dominio: http://www.parola_1-parola_2-nome_dell_azienda.it (esempio: http://www.agenzia-lavoro-teseo.it).

Approfondimento: L’eterno dilemma del Dominio: .com o .it?

Parte 3: Le cinque regole d’oro

Ci sono alcune regole fondamentali che predispongono il sito, al momento della sua creazione, ad esser più ricettivo alle future strategie di marketing e a consentire ai motori di ricerca una corretta prima indicizzazione.

Scegliere il dominio corretto.

Se non l’avete ancora capito: scegliete il TLD corretto (.it, .com, …), scegliete due o tre keyword ed inserite il nome della vostra azienda.
Esistono molti tool per guidarvi in questo processo (www.makewords.com, www.psychicwhois.com, www.domize.com, www.bustaname.com, www.suggest.name, www.instantdomainsearch.com) ma la vera decisione potete prenderla solamente voi.
Brandizzate il dominio: utilizzate il nome dell’argomento principale che tratterete, il settore in cui operate, l’utenza principale e le informazioni che ritenete  VITALI per voi e per l’azienda.

WWW? Non WWW? Scegliete ora.

Odiato e combattuto dai motori di ricerca, la duplicazione del contenuto è un pericolo per tutti i web master che non vogliano far cadere il loro sito in un filtro o in una penalizzazione dal motore di ricerca.

Evitate di cadere nella duplicazione di contenuto solamente perchè il vostro sito è disponibile in duplice versione (http://dominio.it, http://www.dominio.it sono due siti differenti!). Decidete se tenere il dominio con o senza il WWW ed impostate di conseguenza un redirect 301 su tutto il traffico.
Per impostarlo, aprite il file .htaccess e scrivete queste poche righe (adattandole al vostro dominio):

Redirect 301 htaccess intero sito

Options +FollowSymLinks
RewriteEngine on
RewriteRule (.*) http://www.nuovodominio.com/$1 [R=301,L]

Redirect 301 htaccess singolo URL

Options +FollowSymLinks
RewriteEngine on
Redirect 301 /vecchio-url.html http://www.dominio.it/nuovo-url.html

Redirect 301 htaccess da non www verso www e viceversa

Options +FollowSymLinks
RewriteEngine On
RewriteBase /
RewriteCond %{HTTP_HOST} !^www\.dominio\.it$
RewriteRule ^(.*)$ http://www.dominio.it/$1 [R=301,L]

Se invece abbiamo stabilito che la versione canonica deve essere quella senza www, la regola da inserire è:

Options +FollowSymLinks
RewriteEngine On
RewriteBase /
RewriteCond %{HTTP_HOST} !^dominio\.it$ [NC]
RewriteRule ^(.*)$ http://dominio.it/$1 [R=301,L]

Redirect 301 per eliminare index.php dall’URL

Options +FollowSymLinks
RewriteEngine On
RewriteBase /
RewriteRule ^(.*)index\.php$ /$1 [R=301,NC]

Create e mantenete aggiornata la sitemap.

La sitemap è una mappa completa del vostro sito: tutte le pagine, tutti gli articoli, tutti i link interni, … E’ il primo strumento che viene utilizzato dal motore di ricerca per accedere ad ogni parte, anche la più remota, del vostro sito.
Senza di essa, il motore potrà scansionare solo i contenuti da lui automaticamente identificati, rischiando di non trovare alcune pagine. Le sitemap possono esser create manualmente o automaticamente. Per WordPress, Joomla, eccetera, esistono vari plugin dedicati allo scopo. Altrimenti potete sempre scriverle voi in XML o in un semplicissimo file TXT contenente tutte le URL del vostro sito. Una volta creata, è sufficiente sottometterla al motore di ricerca ed attendere (Google Webmaster Tools).

Utilizzate il robots.txt.

Il file robots.txt contiene le direttive per gli spider dei motori di ricerca. Al suo interno possiamo specificare quali zone possono esser accedute e quali invece devono esser evitate.

Anche in questo caso, se utilizzate WordPress, o un CMS qualsiasi, potete utilizzare uno dei mille plugin studiati per la generazione automatica di questo file. Alternativamente potete utilizzare gli Strumenti per Webmaster di Google e impostare un prototipo di robots.txt da inserire poi nella root del nostro sito.

Analizzate il comportamento del sito, degli utenti e dei motori di ricerca.

Installate Analytics nel vostro sito. Dovete poter aver accesso ad ogni tipo di analisi e considerazioni riguardanti il contenuto delle vostre pagine. Senza monitorazione, non potete lavorare nella SEO.

Queste cinque regole sono la vera partenza per sviluppare un lavoro di ottimizzazione del vostro sito. Senza di queste, tutto il resto è inutile.

Approfondimento: I primi passi per una corretta SEO.

Parte 4: Metatag

Tutti abbiamo presente come funziona Google. Inseriamo una keyword, inviamo e ne leggiamo i risultati.

La prima cosa su cui cade la nostra attenzione è il titolo. Il titolo viene descritto dal metatag TITLE all’interno dell’HEAD della pagina. E’ fondamentale avere dei titoli esplicativi, comprensibili, chiari, con le keyword cercate dall’utente e che siano formattate secondo un modello che Google possa capire e restituire al meglio.

In linea generale, i TITLE dovrebbero esser lunghi al massimo 70 caratteri. Se eccederete, Google semplicemente li troncherà.Non siate anonimi: i titoli attirano l’utente che deve esser invogliato a cliccare. Un titolo errato, non inerente alla pagina, o noioso, allontanerà l’utente dal vostro sito. Anche per questo, il titolo deve esser leggibile e diverso per ogni pagina, almeno per le principali.
I titoli devono esser contenuto-centrici, non brand-centrici. Le keyword all’inizio. Il brand alla fine. A meno che non siate Coca Cola.

Stessa cosa per le descrizioni. Il tag DESCRIPTION, sempre nell’HEAD della pagina, è un tag che deve contenere dalle 5 alle 15 parole chiave che voi avete identificato come principali per quella pagina. Le regole da seguire sono le stesse: no all’anonimato, diverse per ogni pagina, contenuto-centriche.

Benchè molti CMS vi consentano di automatizzarle, ogni qualvolta possiate agire manualmente, fatelo. I TITLE e le DESCRIPTION sono il vostro biglietto da visita per il motore di ricerca e per gli utenti che lo utilizzano.

Approfondimento: Google e i titoli delle pagine SEO Friendly.


Parte 5: Scrivere del corretto HTML

Oltre al contenuto, a come lo scriviamo e in che modo organizziamo le nostre keyword, è importante la scrittura del codice HTML che lo presenti nel sito. Sono poche le regole in questo caso da seguire ma ancora una volta fondamentali.

E’ innanzitutto utile ricordare che HTML (Hyper Text Markup Language) è un linguaggio per il markup dei contenuti, ovvero un linguaggio che dovrebbe esser utilizzato per identificare ogni porzione della pagina ed attribuirne un ruolo o una funzione. Ad esempio, il tag P identifica un paragrafo, i tag  H (H1, H2, H3, H4, ..) identificano degli header, ovvero delle intestazioni.
Identificare correttamente i testi ed attribuirne un significato particolare attraverso l’HTML (H1 per il nome del sito, H2 per il titolo dell’articolo, H3 per gli autori, H4 per la descrizione, P per il corpo del testo, …) può segnalare al motore di ricerca il modo con cui trattare le informazioni contenute nella pagina: quali sono le più importanti e quali quelle in secondo piano.

Come principio generale, è fondamentale che il codice HTML sia valido secondo gli standard W3C (http://validator.w3.org/). In questo modo potremo avere la certezza che il codice funzionerà su ogni piattaforma compatibile con questo standard (ormai quasi tutte) e quindi che lo spider del motore di ricerca possa comprendere correttamente il contenuto di tale pagina.

Come ho mostrato nell’articolo: La semantica dell’HTML e la gerarchia dei tag può aiutare il posizionamento di un sito?, è possibile agire sull’HTML scrivendolo VOLONTARIAMENTE errato, per poter ricavare dei vantaggi da una “scansione non completamente corretta” da parte del motore di ricerca. Tuttavia, queste tecniche sono avanzate e vanno utilizzate con cautela. Un’errata gestione del codice HTML e la non predisposizione di una versione collaterale del sito ad “alta accessibilità” potrebbero portare facilmente ad un crollo del traffico.

Parte 6: I fattori di analisi della SEO

In un precedente articolo, ho riportato uno studio effettuato da SeoMoz e riaddattato dal Forum GT su quali siano i fattori che realmente vanno ad influire sulla qualità della pagina e sul suo posizionamento in un motore. Benchè in un anno alcune cose siano cambiate, le basi sono rimaste invariate.

  • Posizionamento della Keyword
  • Caratteristiche della pagina
  • Caratteristiche del dominio
  • Caratteristiche dei backlink in entrata
  • Caratteristiche negative al posizionamento
I primi 10 Fattori positivi
  1. Qualità dei backlink (da siti a tema)
  2. Parola chiave nel titolo della pagina
  3. Parola chiave nell’anchor text del link
  4. Contestualità dei backlink (link da siti a tema)
  5. Livello globale di popolarità del sito
  6. Backlink da comunità a tema
  7. Quantità dei backlink da comunity a tema
  8. Parola chiave utilizzata nel corpo del documento
  9. Qualità degli outbound links
  10. Relazione fra i il contenuto della pagina e le parole chiave
I primi 5 fattori negativi
  1. Utilizzo di tecniche Spamming (Stuffing, testo nascosto, etc.)
  2. Partecipazione a linkfarm
  3. Contenuti similari o duplicati ad altri già presenti negli indici
  4. Link in uscita di bassa qualità e/o a siti SPAM
  5. Titoli di pagina e metatag duplicati per molte pagine del sito

Parte 7: Consigli

  • Scrivi delle tue passioni e sugli argomenti che conosci. Scrivi contenuti di qualità, ricchi di parole chiave e che attraggano una ben precisa tipologia di utenti.
  • Mantieni il blog aggiornato nel tempo. La regolarità (quella che io non seguo) ti può aiutare creando un senso di ordine e puntualità nei tuoi utenti. Che sia settimanale, o mensile, mantieni il tuo ritmo nel tempo e comunica quando questo varierà.
  • Conosci quello di cui stai parlando? Scrivi le tue esperienze personali e professionali. Il contenuto è tutto.
  • Segui una linea editoriale e un filo logico. Un blog troppo vasto attira meno utenti di un blog molto più focalizzato e concentrato su un singolo argomento.
  • Affidati ad Analytics. Scrivi utilizzando le keyword migliori, rimetti in risalto le peggiori e pubblica nei momenti di picco.
  • Utilizza i contenuti dinamici, le immagini, i video, widget, … arricchisci il tuo sito di contenuti sempre fresci e personalizzati.
  • Ottimizza sempre le keyword nei title e nelle description. Ogni pagina deve averne di adeguate.
  • Diffondi il tuo sito attraverso i social network, le directory, eccetera. Segui tutti i consigli che puoi.
  • Investi in marketing: AdWords, concorsi a premio, campagne pubblicitarie online ed offline. La SEO è solo una parte del web marketing.
Approfondimento: Il tuo blog ha poche visite? 30 piccoli consigli per farlo crescere, 22 SEO errori e luoghi comuni.

Conclusioni:

La SEO è un percorso lungo ed impegnativo che affonda le radici nella corretta programmazione e strutturazione del sito, andando poi a manipolare i contenuti per elevarne la qualità percepita dai motori di ricerca. Mantenendo sempre al primo posto l’utente e l’usabilità delle pagine, è possibile, a parità di contenuti, mettere in campo una serie di piccoli accorgimenti che vadano a completare il lavoro di web development.
Questa è una piccola e basilare guida; è il frutto del riassunto di una parte di questo blog scritto nell’arco di un anno. Spero questi, pochi, capitoli possano aiutarvi ad iniziare un processo di ottimizzazione del vostro sito o a chiarirvi gli argomenti chiave della SEO. Grazie. 🙂

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Alla scoperta dei server virtuali

Se hai la necessità di uno spazio virtuale in rete tuo, per un fare un blog, un sito o anche una sola pagina statica e non sai da dove iniziare, eccoci qua, abbiamo cercato di semplificare il più possibile le info necessarie.

virtual-serverSu Internet, un server virtuale è uno spazio (di computer e vari programmi) che si trova presso una sede esterna e che è condiviso da più proprietari di siti Web in modo che ogni utente-proprietario può utilizzare e amministrare i suoi dati, il suo sito, blog o altro,  come se avesse il controllo completo del server.

Alcuni provider di servizi Internet (ISP s) offrono un server virtuale o in aggiunta un hosting virtuale. Utilizzando un server virtuale, una società o un semplice utente con un sito Web può avere non solo il proprio nome di dominio e l’indirizzo IP, ma può amministrare le proprie directory dei file, aggiungere account di posta elettronica gestire i propri registri e analisi statistiche, e mantenere le password. Gli utenti di un server virtuale, inoltre, non devono gestire gli aspetti hardware della gestione di un server, ma possono condividere efficacemente il costo spesso esoso dei collegamenti di linea a Internet.

I server virtuali offrono la possibilità di essere migliorati aggiungendo memoria o spazio su disco in tempo reale, consentendo così di avere un miglioramento delle prestazioni.

I fattori che sono utilizzati dai provider di hosting nei loro piani VPS sono la RAM e lo Storage.

La Ram (Random Access Memory) influisce sulle prestazioni di un VPS in modo significativo. Consigliamo di scegliere un piano che offre la quantità di RAM sufficiente per l’applicazione utilizzata, per non correre il rischio di incorrere in rallentamenti, essendo uno degli elementi più costosi di un server, influisce notevolmente sul costo finale.
Lo Storage invece è la quantità di spazio su disco che si ottiene con il VPS, compreso lo spazio necessario per il sistema operativo, per il software installato come un server web, per il codice dell’applicazione e i contenuti presenti.

Rendi la tua landing page efficace adesso

Rendi la tua landing page efficace adesso

Landing page: perché sono importanti e consigli per migliorarle

Landing page template

Landing page template

Le nostre landing page, le “pagine di atterraggio” su cui conduciamo i nostri visitatori, sono un elemento fondamentale per gestire al meglio il nostro marketing sul web.

Una landing page, infatti, è il naturale punto di arrivo del nostro mail marketing, delle nostre campagne pubblicitarie (ad esempio su Google AdWords), e molto spesso anche della nostra attività di posizionamento sui motori di ricerca.

Il visitatore che arriva sul nostro sito seguendo uno dei nostri link deve trovarsi di fronte una pagina senza dubbio ottimizzata, del tutto coerente con quanto lui si aspetta, e che gli consenta di concentrare la sua attenzione unicamente su ciò che ci aspettiamo che lui faccia (che concluda un acquisto, che si iscriva ad una newslettere, che consulti un catalogo, ecc.).

Per questo, una landing page non è una pagina come le altre. Quali accorgimenti possiamo prendere per rendere la nostra landing page migliore e, soprattutto, più efficace?

Cura il titolo della landing page

Google va a cercare lì dei contenuti utili per capire di cosa trattano le tue pagine. Il titolo della landing page non può che essere descrittivo del servizio che vuoi offrire, e contenere alcune le parole chiave su cui stai puntando.

Offri una grafica piacevole nella landing page

La landing page, proprio perché non è una pagina come le altre, ci consente di sbizzarrirci più di ogni altra pagina del sito. Non è necessario arricchirla troppo di contenuti, per cui si può gestire bene la grafica: l’effetto finale deve essere assolutamente piacevole, e ogni elemento grafico deve essere funzionale al raggiungimento dell’obiettivo.

Fa’ che i testi della landing page siano unici

Non si deve mai distogliere l’attenzione dall’obiettivo finale, in una landign page: ottenere lead, contatti, soldi, o quant’altro.  Oltre alla grafica, i testi sono l’elemento fondamentale per una landing page efficace: i tuoi testi devono essere persuasivi, franchi, diretti, immediatamente comprensibili.

Le tue esortazioni al potenziale cliente (la cosiddetta call to action) devono essere chiare e condivisibili: non devi chiedere troppo né troppo poco, non devi annoiare né sembrare troppo “appiccicoso”. I testi devono essere credibili, e una particolare attenzione deve essere dedicata alle parole chiave, da posizionare nei punti giusti.

Non dimenticare la SEO

(e ci mancherebbe pure…). Anche per le landing page valgono le regole basilari dell’ottimizazione on page per i siti web. Per questo la tua pagina dovrebbe contenere titoli, immagini, l’URL, ecc. ecc., funzionali agli obiettivi, e realizzati secondo i criteri fondamentali della SEO.

Seguendo queste poche regole d’oro anche la nostra landing page sarà ottimizzata e pronta a generare ritorni. Che dire? Buona conversione a tutti!

(e ci mancherebbe pure…). Anche per le landing page valgono le regole basilari dell’ottimizazione on page per i siti web. Per questo la tua pagina dovrebbe contenere titoli, immagini, l’URL, ecc. ecc., funzionali agli obiettivi, e realizzati secondo i criteri fondamentali della SEO.

Seguendo queste poche regole d’oro anche la nostra landing page sarà ottimizzata e pronta a generare ritorni. Che dire? Buona conversione a tutti!